4 Dicembre - LETTURA


Il Calendario dell’Avvento della Crescita personale
4 Dicembre: LETTURA

La lettura è una pratica molto diffusa in ambito psicologico.
Perché leggere un libro porta molti benefici: permette di sperimentare situazioni diverse, di guardare il mondo con gli occhi di un altro, di conoscere realtà lontane.
Leggere non è solo un esercizio cognitivo che tiene la mente in allenamento, ma può costituire anche un vero momento terapeutico, perché aiuta a conoscere meglio se stessi grazie all’immedesimazione e al confronto con i personaggi di una storia.
Per non parlare dell’importanza che la lettura riveste nello sviluppo di un bambino. Leggere ai bambini li aiuta a crescere, a sviluppare abilità comunicative e sociali, e a stimolare la curiosità e l’immaginazione.
Per Natale regalate e regalatevi un libro!

3 Dicembre - GENTILEZZA


Il Calendario dell’Avvento della crescita personale
3. GENTILEZZA

“Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile”
Un pensiero da tenere sempre a mente, non solo nel periodo che precede il Natale.
Un atteggiamento gentile genera un ambiente più sereno, favorisce le relazioni interpersonali e mitiga i conflitti. Non solo: secondo la psicologia positiva aumenta anche il benessere personale.
Essere gentili non deve corrispondere all’essere remissivi, ma vuole semplicemente essere un invito a distinguere quelle situazioni –e sicuramente ce ne capitano- in cui avere ragione ad ogni costo non conta poi così tanto, e ad esprimere le proprie opinioni con rispetto.

Per oggi quindi un invito a sorridere di più!
A domani

2 Dicembre - AUTOSTIMA


Calendario dell'Avvento della crescita personale
2. AUTOSTIMA


Cos’è?
L’autostima è un costrutto psicologico che riguarda le valutazioni che facciamo su noi stessi. Non è predeterminata, e nemmeno qualcosa di immutabile: per la stessa persona può essere bassa o alta in diversi momenti o in diversi contesti (famigliare, intimo, pubblico, lavorativo, scolastico, …).
L’autostima può influenzare la nostra vita in tantissimi modi e avere una buona fiducia nelle proprie risorse porta inevitabilmente ad una maggiore soddisfazione. Gli studi dimostrano che chi possiede una buona dose di autostima è più perseverante, più appassionato, e tutto ciò si traduce in un più probabile raggiungimento dei propri obiettivi.
Al contrario, chi non ripone fiducia in sé rischia di essere demotivato quando messo di fronte ad un ostacolo, e se questo atteggiamento disimpegnato porta al fallimento non fa che alimentare la scarsa autostima in un circolo vizioso difficile da spezzare.

Come rilanciare la propria autostima dopo un fallimento?
Ci sono tantissimi esercizi che si possono provare per accrescere la propria fiducia in se stessi. Molti hanno a che fare con la revisione dei propri ideali e con l’accettazione di sé - tutto compreso, pregi e difetti.
Oggi però come spunto di riflessione vorrei proporre qualcosa di diverso, che punta sulla comunicazione non verbale. Studi recenti ci dicono che l’atteggiamento e la postura influenzano non solo il modo in cui gli altri ci giudicano, ma influenzano anche il modo in cui noi percepiamo noi stessi.
L’esercizio da fare è questo: assumere per 2 minuti la “posa del super-eroe”, una postura aperta, con braccia larghe alzate o appoggiate sui fianchi e il mento leggermente alzato.
Questa postura è assunta tipicamente, oltre che dai super-eroi, da chi possiede un’alta autostima, da chi si sente forte, vincente: il pensiero influenza l’atteggiamento. Ma è stato dimostrato che è vero anche il contrario: la postura influenza il pensiero e assumere una posizione di questo tipo per 2 minuti rende le persone più fiduciose nei propri mezzi, più assertive (vedi post del 1 dicembre) e più tolleranti allo stress.
Vi lascio il link di un video in cui la dottoressa Cuddy spiega benissimo lo studio e il meccanismo.
https://www.youtube.com/watch?v=Ks-_Mh1QhMc
Non vi resta che provare!
A domani

1 Dicembre - ASSERTIVITA'



Calendario dell'Avvento della crescita personale

1. ASSERTIVITA’


Che cos’è?
L’Assertività è un’abilità sociale che potremmo riassumere nel saper esprimere chiaramente e onestamente i propri pensieri, punti di vista e sensazioni, senza però prevaricare quelli degli altri.
Le persone che comunicano in modo assertivo hanno fiducia in se stesse, possiedono una maggiore autostima, e sono meno ansiose, perché essere assertivi significa anche saper accogliere critiche o complimenti in modo costruttivo.
Il contrario degli atteggiamenti assertivi sono i comportamenti aggressivi (con i quali si cerca di prevaricare l’altro per affermare se stessi) e quelli passivi (con i quali si nascondono i propri pensieri per non contrariare l’altro).

Perché essere assertivi conviene?
Alcuni studi hanno dimostrato che assumere un comportamento assertivo migliora la qualità della vita: diminuisce l’ansia legata al giudizio degli altri, accresce l’autostima, e rende migliori le relazioni interpersonali.

Come iniziare a comunicare in modo assertivo?
Cominciamo con un semplice esercizio, da fare subito: esprimere in modo chiaro e inequivocabile un proprio bisogno o desiderio, ad una persona a noi vicina.
Che sia il partner, un familiare, un amico, poco importa: il primo passo per comunicare bene con gli altri è riconoscere i propri bisogni ed esprimerli, senza essere aggressivi (no agli ordini) e senza aspettare che siano gli altri ad indovinarli (si rischia di aspettare all’infinito).

Calendario dell'Avvento della Crescita Personale - Pillole di Psicologia


Calendario dell'Avvento della crescita personale - Pillole di psicologia

Da oggi, ogni giorno fino a Natale, proporrò uno stimolo per il miglioramento di sé. 

Potrebbe essere un pensiero, una frase, una parola presa dal mondo della psicologia ma dal significato magari poco chiaro nella quotidianità. 
L'idea è quella di offrire quotidianamente uno spunto di riflessione, magari accompagnato da un esercizio pratico, per approfondire la conoscenza di se stessi e per crescere.

Bambini e nuovi media - Quali potenzialità?


Qualche giorno fa in un post parlavo dei possibili rischi collegati all’abuso di app e videogiochi.
Come è evidente, però, questi strumenti offrono anche tante potenzialità. Allora dobbiamo andare oltre la paura e la diffidenza verso questi nuovi “passatempi” e iniziare a percepirli come una possibile occasione di crescita.
È praticamente impossibile che bambini e adolescenti non abbiano accesso a tablet, smartphone, tv, consolle –il tutto con connessione a internet- semplicemente perché questi “mezzi” sono parte della realtà in cui vivono. Una realtà che è nuova solo ai nostri occhi, per i più giovani è la normalità: quindi perché vietare?

I nuovi media rappresentano sicuramente un nuovo modo di conoscere e quindi anche di pensare e di apprendere.
Sempre più spesso sono utilizzati anche nelle scuole, sia come mezzo di apprendimento, sia come oggetto di apprendimento (pensiamo ad esempio ai corsi sempre più diffusi di coding).

Vediamo quindi quali possono essere gli aspetti positivi legati al gioco virtuale:

1. I bambini possono familiarizzare con il mezzo informatico, con le sue modalità e con i suoi simboli: diventeranno indispensabili più avanti per studiare e per lavorare

2. Favoriscono lo sviluppo della coordinazione percettivo/motoria (mano/occhio) e potenziano l’attenzione visiva, stimolando la capacità di tenere traccia di più informazioni visive contemporaneamente

3. I videogiochi che richiedono un controllo manuale maggiore o che comportano esperienze fisiche reali diventano delle vere e proprie simulazioni, e sono in grado di potenziare la motricità fine, la coordinazione e la postura

4. La maggior parte dei nuovi videogiochi punta tutto sull’interattività: si può giocare insieme anche senza essere vicini. Anche se il gioco virtuale non dovrebbe mai sostituire nella vita di un bambino le occasioni relazionali reali, l’interattività dei giochi virtuali li rende comunque un momento di scambio (con gli amici, mi raccomando, non con gli sconosciuti…)

5. I giochi strategici migliorano le capacità di problem solving: il bambino affronta dei veri e propri problemi, li suddivide in sotto problemi, elabora strategie, le mette in ordine. Perché questo tipo di apprendimento sia veramente efficace, il bambino andrebbe invitato a riflettere su quello che sta facendo o ha fatto per riuscire nel gioco: la consapevolezza genera apprendimento, le azioni assumono un significato.

6. È rafforzata la creazione di schemi logici di causa-effetto

7. Esistono molti giochi puramente educativi, detti anche serius game: non hanno esclusivamente uno scopo di intrattenimento, ma contengono elementi educativi (matematica, inglese, alfabeto, …) e sono usati quindi come vero e proprio metodo di apprendimento. Interiorizzare qualcosa che si è fatto di persona, quindi attivamente, risulta molto più semplice rispetto all’apprendimento di contenuti durante lezioni frontali (apprendimento passivo). Inoltre, la modalità di gioco aumenta il coinvolgimento e permette di agire più spontaneamente, senza sentirsi giudicati.

Per fare in modo che tutti questi aspetti positivi stimolino effettivamente la crescita di vostro figlio, tenete comunque sempre ben presente qualche regola base perché l’uso non diventi abuso.
Le mie le trovate qui: I videogiochi fanno male ai bambini?

Se siete di Monza o dintorni, approfondiremo presto l’argomento nel corso di 2 incontri esperienziali con i genitori. A breve le date. Per info: salavalentina.psicologia@gmail.com
Buon divertimento!

I nostri ricordi sono sempre veri?


La memoria è ingannevole.
I ricordi non sono stabili. Anzi, la loro traccia è influenzabile da tantissimi fattori, che sono impossibili da controllare.
Il ricordo è un vero e proprio processo attivo di ricostruzione dei fatti, ed è influenzato ad esempio, da tutte le conoscenze che abbiamo del mondo, della realtà che ci circonda.
C’è sempre una parte di costruzione soggettiva, che si unisce al ricordo, con meccanismi spesso inconsci.
Tutto ciò che è stato percepito passa attraverso i nostri meccanismi cognitivi, la nostra mente, e da questa viene influenzato: dalle caratteristiche personali, dalla capacità di rielaborazione e di valutazione critica dei fatti, dall’età, dalla cultura, dagli studi, dall’ambiente sociale, dalle conoscenze pregresse, dalle implicazioni emotive che sono ricollegate al fatto.
I ricordi più spesso influenzabili sono quelli che riguardano situazioni ambigue, situazioni stressanti, ma anche situazioni plausibili e ricorrenti, e in generale le conversazioni.
Si ricordano più facilmente gli stimoli dei quali si comprende il significato; per questo è così difficile ricordarsi parole nuove in una lingua straniera, ma sarà anche più difficile ricordare gesti o azioni equivoche, ai quali non sappiamo attribuire un senso.
Al contrario, si ricorderanno più facilmente parole, frasi ed anche comportamenti e atteggiamenti che si comprendono appieno nel loro significato e nella loro finalità.
Si possono ricordare dettagliatamente cose che non sono avvenute, se sono conformi a ciò che è normale per noi (azioni plausibili): ad esempio essere convinti di essersi lavati i denti quando invece non lo si è fatto, ma magari anche il più problematico essere convinti di aver già pagato il conto al ristorante...
Persone diverse ricordano irrimediabilmente in modo diverso lo stesso evento a cui hanno assistito o partecipato, semplicemente perché è stato rielaborato da loro in modo diverso (soprattutto se ognuno ha focalizzato la sua attenzione su un particolare diverso).
Fatte queste considerazioni, quanto è importante la verità oggettiva? Quello che è successo "davvero?". Non mi riferisco alle testimonianze riguardo crimini o atti perseguibili dalla legge; penso piuttosto ai più o meno banali litigi di tutti i giorni. Proviamo a pensare che A VOLTE il nostro interlocutore magari non sta mentendo, ma semplicemente ricorda i fatti in modo diverso e non per forza sbagliato: anche il nostro ricordo infatti, per quanto ci sembri vivido, è sempre filtrato dai nostri schemi di ragionamento, è sempre una RICOSTRUZIONE.

Per questi motivi, nella consultazione psicologica diviene centrale l'attribuzione di significato ad un determinato ricordo, piuttosto che l'oggettiva ricostruzione dei fatti.

Scrivere non è sempre facile!

Scrivere non è sempre facile! La scrittura – sia in stampatello che in corsivo – prevede una direzionalità del gesto, che però spess...